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  • @AleCarchia

Un cavaliere al Colle

Ottantacinque anni e non sentirli, il Cavaliere vuole stupire ancora una volta, dare una frustata di coda e fare il grande passo.

Il Clint Eastwood italiano ci prova, vuole concedersi un ultimo "ballo" nella società per riabilitarsi ed ergersi, una volta per tutte, a statista.


Il suo lento ritiro dalla scena politica, gli scandali, le decine di richieste di comparizione a giudizio, i sospetti, le indagini e le intercettazioni non hanno mai minato concretamente l'uomo, non più dell'età e della naturale evoluzione di una persona che ha segnato gli ultimi cinquant'anni della vita politica ed economica italiana.

Di lui restano soprattutto le sue barzellette, le sue frequentazioni, e i suoi processi, ma nella politica italiana ha di fatto lasciato un vuoto.

Il suo lento ma progressivo ritiro dall'azione politica hanno inaridito un terreno fertile, bruciando la possibilità di coltivare realmente l'elettorato più influente e partecipe degli ultimi decenni.

Il disgregarsi del primo Forza Italia con la nascita del Popolo della Libertà è stato inizio e fine della promessa di un centro-destra che guardasse al centro, tenendo per mano la destra.

La caduta del feudo elettorale fedele al Cavaliere, palesatasi negli anni dell'involuzione economica dell'Europa, causa recessione, ha reso l'impossibile mettere con forza mano liberale sui temi economici, politici, sociali e di giustizia cari al Silvio premier.

La sua presenza è servita da collante, ha tardato per certi versi una flessione economica, dimostratasi poi fragorosa e ingestibile una volta che la sua figura, ingombrante e incontrollabile è stata messa a tacere, affossata da una cordata bipartisan di detrattori, coordinati e pronti a tutto pur di debellare dalla politica italiana un inguaribile ottimista liberal democratico.


La sua estrema resistenza è stata fatta tacere dal riverbero delle sue vicende giudiziarie, di varia natura, dalla prostituzione minorile alla corruzione, dalla collusione alla frode, senza farsi mancare il concorso in strage, la concussione, il falso in bilancio, ecc...

Oltre 35 tra procedimenti e capi di imputazione hanno indebolito la presa sull'elettorato, reso più facile agli antagonisti prendere piede e spodestare di fatto la sua ingombrante figura dal centro della scena politica.

Il suo "declino" politico ha coinciso con la palese manifestazione di una difficoltà a trovarne un degno sostituto, interno alla sua maggioranza, larga ma ben riconoscibile.

Questa difficoltà nasce soprattutto dal suo chiaro rifiuto verso la designazione di un vero e proprio "delfino" politico.

Non è stato un caso, infatti che la sua ingombrante presenza non si sia mai fatta accostare ad un giovane dalle belle speranze, in rampa di lancio in seno al suo partito.

Paradossalmente, la figura a lui più vicina in termini di aplomb, spirito ed ego è stata quella di Renzi, distante ma non troppo, guardava di fatto allo stesso elettorato, ma facendosi forte di una claque che stava caratterizzando il trend politico europeo, innovatore, di sinistra riformista.

Due comunicatori, due frontman, due solisti che si sono tanto amati, nonostante le loro parabole si siano toccate realmente in modo meno tangibile rispetto a quello raccontato dai media italiani.

Di fatto la scomparsa, in termini di peso elettorale, dei due è coincisa nonostante il minor apporto in termini assoluti del secondo, troppo breve la sua corsa, per incidere realmente sul progetto Italia.


Silvio ora invece, dopo anni di appannamento si sente pronto, maturo, per rimettersi in gioco in una nuova partita.

Dopo aver raggiunto tre volte la carica di premier, adesso vuole provare a fare il Presidente.

Non più del Milan, del Monza o di qualche società o azienda... il suo sfizio adesso è quello i poter essere il futuro Presidente della Repubblica italiana.


L'elettorato è diviso, ma poco conta, ciò che importa in questa partita è capire quanto sia realizzabile la sua elezione da parte dei parlamentari.

I grandi elettori, a rigor di logica, difficilmente saranno concordi su una sua elezione, troppo divisivo, troppo compromesso e troppo legato ad un passato politico superato per poter trovare riscontro nel contesto politico odierno.


Ma qui non sempre la logica basta a descrivere le opportunità di vedere il Cavaliere al Colle, difatti le alternative sono da sondare, la figura di una donna, un politico o un tecnico, troppi gli interrogativi ed è per questo che è iniziata l'operazione scoiattolo.


Così soprannominata, si vocifera, dallo stesso Silvio, l'operazione scoiattolo rappresenta lo scandaglio del tutto personale del Cavaliere tra l'elettorato parlamentare alla ricerca degli indecisi, scontenti, esuli e semplici franchi tiratori nelle file degli altri schieramenti politici.

Berlusconi elargisce rassicurazioni, propone soluzioni, si incorona come pacificatore, con l'obiettivo di tirare a se più placet possibili alla sua nomina, non senza dubbi o remore.

Il pericolo numero uno è la segretezza del voto nella plenaria, dove tutti gli sforzi di convincimento a seguito dell'operazione scoiattolo rischiano di non portare al risultato.

Un risultato positivo per un personaggio così è incerto, quasi insperato, poiché una sua elezione sarebbe tanto un segnale agli alleati quanto alle forze delle sue storiche opposizioni... guardatevi le spalle.


Il problema meno evidente, ma forse più rilevante, è rappresentato dall'arida positività che il Cavaliere riscontra tra le file di coloro i quali dovrebbero sostenerlo, senza se e senza ma...

Si rischia di vedere quindi, più cambi di casacca nelle file del centro destra allargato, che possano prendere altre vie, con lo spauracchio di una mancata riconferma, causa maggioranza forte dell'asse PD e M5S quali stampelle naturali di un Governo di transizione, quale quello di Draghi. Seguendo invece gli estremismi delle correnti interne alla Lega o al palese rifiuto al Governo da parte dei Fratelli d'Italia, la volontà di far saltare il banco è sicuramente maggiore, e non vuole essere spalla del centrismo governativo promosso da Forza Italia in questi ultimi anni di stasi.

Meloni e Salvini non sono e forse non saranno mai realmente disposti a rendere il favore ricevuto in questi anni da zio Silvio... L'aver sdoganato la destra, sanificato la posizione federalista per farla digerire al pubblico borghese, placato la divergenza con la vecchia "fiamma" forse non sono crediti sufficienti da poter spendere con i propri alleati.


La partita è già nel vivo, manca poco e il tutto si complica se si considera che l'elezione si terrà durante la quarta ondata di pandemia, con il rischio di defezioni al voto per malattia, queste sicuramente democratiche ma non preventivabili, che rischiano di abbassare il quorum.

Passate le tre prime votazioni, in cui serve una maggioranza assoluta, dalla quarta votazione in poi, per eleggere il Presidente della Repubblica, servirebbero "soltanto" 505 voti. Il centrodestra nel suo insieme potrebbe esprimerne 450, per questo l'operazione scoiattolo è strategica per arrivare a quel numero, superandolo nelle aspettative per mettersi al riparo da possibili colpi di testa degli stessi vicini di banco.


Lunedì prossimo si comincerà, dando il via al valzer dei sotterfugi, intrighi e tradimenti per eleggere il successore di Mattarella, il Cavaliere si è messo in sella...


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