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  • @AleCarchia

MondialPOL

Corruzione, diritti civili negati, sfruttamento, evasione e fondamentalismo...

Cosa ci lascia il mondiale invernale del Qatar.

Si è trattato del più grande evento sportivo della storia, una suggestione immensa, un dispendio enorme di energie, risorse e vite umane, sorto dal pericoloso legame tra politica, religione, economia e sport... sì anche quest'ultimo.


I risultati del terreno di gioco sono stati preceduti da anni di dubbi, pareri, scontri e scandali, cercando, e trovando il marcio della vicenda senza dover scavare nemmeno troppo a fondo, come da tradizione per il piccolo stato mediorientale.

Un'oasi di risorse naturali sotterranee, un giacimento immenso su un territorio poco più esteso dell'Abruzzo.

Un paradiso emiro, un capoluogo dell'economia mondiale degli ultimi 30 anni, sconosciuto ai radar occidentali sino alla completa dipendenza di questi ultimi dai combustibili fossili.


Appendice della ricca ed influente Arabia Saudita, risultato degli insediamenti preistorici della Mesopotamia, nel corso dei secoli il territorio dell'attuale Qatar è stato protagonista delle invasioni ottomane e britanniche, proclamatosi indipendente soltanto nel 1971 ottiene l'unificazione nel 1978.

La sua mancata inclusione al potente vicino saudita, dipende dal fatto che lo stato ha saputo ritagliarsi uno spazio di indipendenza economica ed estrattiva ancor prima che politica.

Si celebra il 18 dicembre la Giornata nazionale del Qatar, che quest'anno coincide con la Finale dei Mondiali

La tensione politica con altri soggetti dell'area viene attenuata agli inizi degli anni novanta, ponendo fine ad una disputa territoriale che si protraeva da decenni con il Bahrein.


A livello demografico il Qatar rappresenta in modo inequivocabile la sua vocazione all'industria petrolifera, la stragrande maggioranza dei residenti nel paese del Golfo Persico è di provenienza straniera, raccogliendo manodopera prevalentemente da India, Nepal e Filippine.


Il centro nevralgico del Paese è sicuramento Doha, la capitale qatarina ospita oltre la metà della popolazione dell'intera nazione, oltre ad essere di fatto sede di aziende nazionali ed estere, istituzioni politiche nazionali ed internazionali.

L'Obiettivo più ambizioso del Qatar è stato sino a qui raggiunto nel 2010, aggiudicandosi i mondiali di Calcio maschili, un unicum nella storia della competizione:

Primo paese medio-orientale ad ospitare una campionato del mondo di calcio.

Primo paese arabo-musulmano, ad organizzare l'evento. Prima volta di un campionato del mondo che si svolge in inverno, tra novembre e dicembre.

Ultimo campionato a svolgersi a 32 squadre, dalla prossima edizione saranno 48.

Primo campionato del mondo a svolgersi in 8 stadi, 6 dei quali di nuova costruzione distribuiti in 5 città diverse.

Sud Africa 2010 come punto di svolta, il tentativo di spodestare il Regno Blatter determina il collasso FIFA.

A partire dal 2014, sono iniziati i primi dubbi sull'assegnazione dei mondiali, a farne le spese è stato Mohamed bin Hammam, presidente fino al 2011 della Asian Football Confederation, squalificato poiché ritenuto colpevole di brogli per aver elargito tangenti alle altre confederazioni per "pilotare" l'esito del sorteggio.

Vennero rese pubbliche prove ed evidenze, ma la FIFA decise di non tornane sui suoi passi sull'assegnazione.

Negli anni a seguire fino al 2019 sono uscite indiscrezioni e piste che portavano al coinvolgimento di Blatter, Platini ed altri funzionari e rappresentati FIFA che, secondo le diverse ricostruzioni avrebbero agevolato la candidatura del paese emiro.


La FIFA si fece cogliere nel pieno esercizio del suo potere oscuro, per manovrare ogni decisione in merito alle assegnazioni dei mondiali 2018 e 2022.

La storia vede coinvolti diversi dirigenti FIFA tra i quali presidenti di delegazioni nazionali e continentali, sorpresi ad orchestrare consegne di mazzette rivolte ai membri del consiglio, per comprare di fatto i voti a favore della scelta del Qatar come paese organizzatore.

Come detto a farci le spese sono stati incauti mandanti e con il tempo anche esecutori e avidi professionisti, che da decenni lucravano sul gioco del calcio, snaturato e svilito fuori misura delle sue stesse commesse milionarie.


Diverse associazioni avevano espresso preoccupazione sin dal momento dell'assegnazione puntando il dito sull'organizzatore e sulla sua idoneità ad ospitare l'evento.

Da un lato le condizioni di lavoro di uomini e donne impiegati nella costruzione degli impianti, il dato per difetto è di 6.500 vittime dovute a tutte attività connesse all'evento a partire, come riportato dal Guardian nel febbraio 2021.


Fonte di preoccupazione deriva inoltre dal trattamento dei diritti LGBT nel Paese, dal momento che l'omosessualità è illegale ed è punita con l'incarcerazione


Un altro tema caro alla comunità internazionale ed all'opinione pubblica e la scarsa chiarezza che il Qatar fornisce di fronte alle accuse mosse verso uno stato, convivente con alcuni regimi dichiaratamente legati a forme di terrorismo islamista. Si sostiene di fatto che oltre ad una vicinanza diplomatica ci siano anche coinvolgimenti di capitali destinati a sostenere alcune aree di influenza con l'obiettivo di mantenere una sorta di instabilità geopolitica


Un altro record della coppa del Mondo Qatar risiede nella cifra stanziata per l'evento: sono di fatto stati spesi 220 miliardi di dollari negli ultimi dieci anni per la preparazione della manifestazione, tra stadi, hotel, centri di allenamento strutture ricettive, collegamenti stradali ed eventi promozionali ad esso collegati.

La cifra potrebbe essere di fatto da considerarsi approssimativa per difetto, se si considera l'opera di "convincimento" attuata dallo stato, per assicurarsi l'evento entro i confini nazionali.


Il dato fa impallidire ogni altro precedente, basti pensare che sono stati spesi poco più di 14 miliardi di dollari per la realizzazione del precedente Mondiale in Russia nel 2018 considerato già ai tempi come inspiegabile ed insostenibile. Emblematico fu il caso del 2014 quando fece scandalo la cifra di 15,7 miliardi di euro stanziata dal Brasile, cifra in netto contrasto con il livello di economia reale della società, in sofferenza economica da decenni.

Questa dimensione di stra-potere ed onnipotenza economica mette in risalto l'evidenza di una necessità delle sfere decisionali della FIFA di accettare di buon grado il compromesso qatarino.

Il mondiale Russia 2018 fu una sorpresa al momento della sua elezione, superando la proposta del Regno Unito.

L'influenza dello Stato qatariota nella politica europea non po' e non deve essere sottovaluta.

Dal punto di vista energetico esso si rapporta maggiormente con realtà più energivore ad est, grazie alla vicinanza geografica ed alla capacità di offrire una certa fluidità nelle trattative. E' di dominio pubblico invece come il Qatar sia impegnato in modo diretto attraverso aziende statali ed enti di promozione turistica o imprenditoriale ad acquisire fama, riconoscimenti ed accostarsi a brand magari attraverso la capitalizzazione in aziende o settori economici dei paesi esteri.


Si vocifera ad esempio come l'allora presidente Sarkozy abbia caldeggiato al suo delegato Platini di "sponsorizzare" la causa Mondiali in Qatar in seno alla FIFA per poi trovarsi a vendere nuovi Airbus alla compagnia di bandiera emira.

Questo esempio, come potrebbero essercene altre decine in questi 12 anni di collusione tra politica e sport, dimostra come il soldo gioca un ruolo decisivo.

Il Qatar è perlopiù sconosciuto a livello turistico, complice la difficoltà di accesso con visto, inoltre non forniva alcuna garanzia di stabilità geopolitica.

La sua forza economica dirompente si è fatta strada nel terziario europeo introducendo capitali e sponsorizzando eventi internazionali.

Contrapponendosi con l'occidente e fornendo alternative a Russia e Cina.


Il suo peso globale è di fatto cresciuto esponenzialmente, investendo in campagne di sensibilizzazione, promuovendo eventi, attirando eventi e l'endorsement di personaggi pubblici, politici e stakeholders globali.


La vera rivoluzione è invece più locale, determinata da confini non solo geografici, ma bensì culturali e religiosi in quanto il Qatar si sta imponendo nel panorama dei paesi arabi.

Il mondo musulmano guarda al piccolo Stato del Golfo, con invidia, ammirazione o stupore. Il Qatar è il Paese che ce l'ha fatta, mettendo in riga altre realtà con le stesse prospettive, possibilità ed influenze ma nelle quali politica e religione hanno imbrigliato i capitali, talvolta svendendoli ai paesi occidentali o alla dirompente Cina.

I paesi che hanno sacrificato e dilapidato un possibile vantaggio economico, fremono, si mordono le mani nel veder assicurare al Qatar rosee aspettative.


La corruzione di Stato è quindi volano ad una reale proposta di ammodernamento, di competitività ed attrattività rivolta agli investimenti.

Il superamento del limite geopolitico si rivela edificante, soltanto quando non sia frutto dell'esacerbazione della commistione tra politica ed economia, dove il superamento del lecito è talmente labile da essere quasi impossibile da evitare.

Campagne di promozione, sponsorizzazioni milionarie, compensi ai dirigenti e premi produttivi hanno portato l'establishment della FIFA ad essere un role player primario nella catena alimentare internazionale.


L'Onu del Calcio come è stata ribattezzata da alcuni reporter del tema, ha di fatto condizionato le scelte degli Stati, si è fatta a sua volta condizionare al soldo di capitali spesso provenienti con l'intento di ripulire denaro o reputazioni.

Senza voler tirare in ballo le Olimpiadi di Berlino del 1936, svoltesi sotto il regime nazista, gli esempi di FIFA come affrancatore dell'immagini di governi e regimi tutt'altro che democratici si è perpetuata, basti pensare al Mondiale Argentino del 1978, il quale si svolse in un ambiente fortemente nazionalistico a seguito del colpo di Stato che portò l'instaurazione nel 1976 di un oppressivo regime militare.

La manifestazione si tenne in un'atmosfera cupa e tesa a causa della situazione politico-sociale sotto le pressanti ingerenze della classe dominante del paese Sud-Americano.


La giunta al potere diresse l'organizzazione della manifestazione, sfruttando appieno in modo propagandistico i mondiali e la loro diffusione per rafforzare la propria autorità e per dare una dimostrazione di efficienza e forza. La preventivabile vittoria dell'Argentina, lasciò spazio a polemiche e contestazioni, esaltò il nazionalismo e il patriottismo della popolazione, assetata di tranquillità e festa, anche se l'austerità della manifestazione restano indelebili nei racconti del Mondiale.


In epoca più recente la vittoria della Francia ai Mondiali di Russia 2018, coincise con l'apoteosi del nazionalismo russo sotto la guida del Presidente Putin.

La manifestazione fu caratterizzata da tensioni geopolitche, minacce di esclusione, protesta dentro e fuori dal campo.

La Russia attraversava ormai da 4 anni la controversia legata alle regioni in contesa con l'Ucraina, volano delle più recenti proiezioni belliche russe nel territorio del presidente Zelens'kyj.


La Russia si dimostrò "affidabile" occidentalizzata e aperta, agli occhi del grande pubblico, acquisendo credito da parte della comunità internazionale, spazzando via per la durata della competizione repressione mediatica, corruzione e poca trasparenza in termini di spesa. La spalla economica arrivava dagli introiti sulla produzione ed esportazione del Gas, venne inoltre preservato, o addirittura messo in risalto l'aspetto culturale del paese sovietico.

Si diede una ripulita alla facciata della Grande Madre Russia, nascondendo sotto il tappeto le grosse problematiche legate ai diritti civili, alla negazione del diritto di parola, alle risoluzioni definitive da parte del Governo nei confronti di oppositori e contestatori.


Il terrore segna di fatto una importante pre-requisito per acquisire potere, ammaestrare le masse e smuovere partner e compratori.

La FIFA spalleggia di fatto in questo contesto, o almeno così ha fatto fino all'assegnazione Qatar 2022, delle distorsioni che mettono in luce paesi da considerarsi instabili, inaffidabili o semplicemente impresentabili.

La vetrina offerta, attraverso il gioco del calcio è una espiazione alle loro colpe, ne purifica l'immagine e crea un prodotto nuovo ed appetibile.

La pulizia prima interna poi giudiziaria sembrano aver spazzato via il più, ma la annosa questione rimane. Uno stato-non stato, una organizzazione mondiale che non risponde alle logiche delle imprese o delle istituzioni: un agente super-partes che controlla contratti milionari, sponsorizzazioni, rapporti commerciali ed economici è di per se una stortura.


Il Qatar ed il suo mondiale sono solo un passo, il futuro li vedrà magari complici del CIO, e la assegnazione future Olimpiadi non è da considerarsi utopica.

La macchina si è sicuramente messa in moto, le prove generali sono state fatte e con grande successo.

I vincitori hanno alzato la Coppa, gli sconfitti pensano a doversi ripresentare più in forma, ma il vero match-winner è stato il vil denaro, frutto di abusi, corruzione e diritti calpestati.


Vagoni di soldi spesi, sulla bilancia di questi mondiali, tutti da sviscerare, raccontare e perché no?! Indagare.

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