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Porgi l'altra guancia

Sembra una sinossi di un sequel di Dan Brown, invece a volte la realtà supera la fantasia, con trame ardite che colpiscono dove fa più male.

Derubare il Vaticano, una spy story tra i sanpietrini e una donna faccendiera vicina, troppo vicina alla lobby più maschilista della Storia. La fantasia a volte è superata dalla realtà perché in fondo, la contorta vicenda alla quale ogni giorno si aggiungono dettagli e indiscrezioni, sta assumendo dei contorni sempre più assurdi.

Ciò che traspare guardando la vicenda da una distanza maggiore è il totale scollamento tra la realtà, fattuale e palese e una narrazione storica che lascia l'opinione pubblica sgomenta e rassegnata allo stesso momento.

Un uomo di Chiesa, superati i settanta anni che a quanto dicono le carte dell'accusa si pone quale fulcro di una ripetuta condotta fraudolenta facendo di fatto da contro-altare al suo ruolo di prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, determina un profondo senso di sconfitta morale. Il Cardinale Becciu, non è un elemento marginale dello Stato pontificio, questo elemento in primis delinea i contorni nei quali si svolgono gli avvenimenti, inquadrandolo in un humus di mala gestione, affaristica e privatistica che negli ultimi anni ha messo molto spesso in luce gestioni un po' troppo libertine degli aspetti economici a disposizione dei rappresentati della Santa Sede. Case sontuose, conti correnti cospicui e sponsorizzazioni atte a favorire in modo illecito persone "care" presso enti pubblici o attività private sono state spesso narrate e altre volte taciute ma sicuramente hanno condito la recente cronaca degli affari vaticani, talvolta creando scandalo, altre volte dimostrandosi prassi irrimediabilmente presenti e cancro di una realtà la quale dovrebbe esserne totalmente avulsa e immune.

La verità invece è sempre un filo peggiore di quello che si immagina: Su tutto e prima di tutto da sempre la tematica della pedofilia macchia e segna in modo indelebile la figura casta del celibato ecclesiastico.

Impossibile è però credere in una ferrea e decisa condanna da parte del Vaticano, troppo timide sono le dimostrazioni di pulizia e messa al bando di figure controverse, poco chiare e palesemente colpevoli, macchiatesi di un crimine così odioso e inumano, aggravato dal ruolo ricoperto dai colpevoli.

Inutile addentrarsi in nomi, casi, spiegazioni e successive lucubrazioni in tale materia, ciò che questa pagina della storia vaticana ci presenta è fondamentalmente il crollo di una realtà non conciliabile con la professione. Impensabile distorcere la natura umana, definire le esigenze fisiologiche in base ad uno status lavorativo, perché di ciò si parla, escludendo la congenita fallibilità dell'uomo. Uomini infatti, per i quali lo status di appartenete ad una categoria di uomini di fede non li mette al riparo da casi di violenze, siano essi perpetuati verso donne di fede o bambini, facendo cadere la maschera dell'illibato cerimoniere avulso dagli stimoli della carne, costringendolo in segno di fede a rinunciare al piacere terreno, per arricchire la propria anima. Impraticabile, inconciliabile e a maggior ragione nei secoli dei secoli, sempre più impensabile di fronte alla crescente pressione di stimoli e di stress, nella quale lo scollamento della fede dalla Chiesa sta diventando talmente ampio da essere praticamente incolmabile.

Commettere quell'odioso crimine è quindi ancor più disprezzabile, ovviamente, se perpetuato da un uomo in abiti talari, ma in primo luogo bisogna essere ferrei nel decretare come questo non si debba derubricare attraverso la condanna da parte della Santa Sede.

Questi sono crimini, i colpevoli devono quindi risponderne penalmente, come tutti i cittadini, non essere raggiunti da paterni buffetti di rimprovero da sedicenti padri spirituali.


La storia della Chiesa e il malaffare hanno un intreccio recondito: trame, complotti e persino colpi di Stato hanno coinvolto in passato alti prelati, papi e fedeli che in nome di una croce e di una fede, hanno affondato le mani nel torbido della storia.

Per questo in questi giorni, fa ancora più male udire un Angelus del Santo Padre che inneggia all'onestà delle persone, le quali devono pagare le tasse, ispirandosi al passo del Vangelo di Matteo: "Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo. Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: Di chi è questa immagine e l'iscrizione? Gli risposero: Di Cesare. Allora disse loro: Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. A queste parole rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono"

Forse si chiede di leggerlo ed assimilarlo a noi comuni mortali, ma sarebbe opportuno lo leggessero e lo interiorizzassero anche tutti coloro che nella Chiesa si sono arricchiti alle spalle di un ecosistema che professa fratellanza e misericordia.

Gli sgravi fiscali, i benefit sugli immobili di culto e i favoritismi da una parte sono stati contro-altare di donazioni, collette e volontariato dall'altra. Questa distorsione ha intriso il tessuto sociale di un profondo senso di impotenza, aumentando il gap tra establishment e fedeli.

In questa distorsione l'uomo ha fatto la differenza e alcuni di questi si sono distinti per super-attici, parchi auto da fare invidia a CR7, ingerenze sulla politica per ottenere favori personali, nonostante si conoscano i nomi dei faccendieri e dei loro mandanti, facendo trasparire il malsano rapporto tra fedeli, confessori e politica.

Il primato di Roma ladrona, slogan evergreen di Bossiana memoria trova quindi una variabile se si considera la capitale italiana in senso largo, in cui il Vaticano ci sguazza e non vuol passare per novellino.

In questo contesto di nebbia tutt'attorno alla figura del Papa si innestano le ultime vicende del Cardinale Becciu: in passato terza carica dello Stato pontificio, in auge dalla nomina di Benedetto XVI e confermato dall'attuale Francesco.

Come è possibile che l'uomo che gestisce, muove e dispone dei fondi per le opere di Carità frutto delle donazioni e questue di milioni di fedeli si possa macchiare del reato di peculato, resta una domanda a cui è difficile rispondere.

Stando alle carte, gli affari maggiormente sospetti riguardano quegli investimenti immobiliari a Londra, che hanno coinvolto diversi faccendieri per arrivare ad acquisire proprietà per oltre 300 milioni destinati alle Opere per i bisognosi, quali investimenti di rivalutazione, affitto o rivendita degli stessi. Una storia strana che coinvolge investitori esteri, anche fondi arabi, confermando la grande capacità di adattamento e camaleontismo dei vertici della Santa Sede che di fronte al Dio denaro possono passare sopra a tutto.


La vicenda, seguita dal Vaticano e da diversi filoni di indagini però non si arena qui in quanto il Cardinale favorisce, grazie a ingenti versamenti di fondi le attività imprenditoriali anche dei propri familiari. Le scatole cinesi che nascondono le somme di denari vaticani si tramutano in conglomerati di faccendieri e relativi fondi di investimento, che permettono all'ingegnoso team di attivare business in diversi campi, dal petrolio agli immobili sino alle super-consulenze.


A seguito di alcune pressioni in merito al caso di pedofilia in Australia, Becciu verrà anche accusato di aver inviato fondi riservati ad alcuni degli accusatori del Cardinale Pell, successivamente scagionato dal Papa, nell'ottica di rinvigorire la sua figura in difficoltà di fronte al Santo Padre.


Lo scandalo assume contorni grotteschi e paradossalmente esilaranti, da far intravedere una sorta di regia alla Neri Parenti, quando sulla scena della vicenda compare il nome di una donna, Cecilia Marogna. In un documento arrecante intestazione e timbro vaticano, la donna era destinataria di una raccomandazione a firma del Cardinale, nella quale asserisce di riporre in lei fiducia e stima per serietà della sua vita e della sua professione. Questo lasciapassare di fatto le ha permesso di prestare servizio come analista geopolitico e consulente per le relazioni esterne in nome della Segreteria di Stato, sezione Affari Generali di cui il Cardinale ne era vertice.


La Dama del Cardinale viene quindi arrestata a Milano dall'Interpol con l'accusa di peculato per distrazione di beni, su denuncia dello Stato del Vaticano.

Le accuse a suo nome parlano di una distrazione di oltre cinquecentomila euro, spesi tra l'altro in prodotti di lusso che poco si addicono alle opere per le quali la sua consulenza sarebbe stata così apprezzata dal Cardinale.

Il curriculum di tutto rispetto della cagliaritana di trentanove anni vanta dopo un diploma scientifico, profondi studi da autodidatta in geopolitica, oltre a ad un denuncia per furto e una per appropriazione indebita. Se si somma questo suo passato da chierichetta all'attuale status della suo azienda di Lubiana, rivelatasi una scatola vuota, le finte opere di bene in Africa e Medio Oriente, sfociate nella soddisfazione di beni decisamente più terreni, il trailer del film non può che non essere pronto ad andare in scena.


La sua figura è centrale, specialmente se si considera che le carte parlano persino di consulenze richieste a compagnie di intelligence per la creazione di una rete di spie in seno al Vaticano, questo la dice lunga sull'effettiva buona fede dell'operato della donna alle spalle del suo "datore di lavoro". Si professa di essere finita in mezzo al fuoco incrociato delle faide interne al Vaticano che sottendono alla Santo Padre, ma forse la sua figura resta una macchietta, la scaltra scalatrice sociale che acquisisce poteri e favori grazie a modi e raccomandazioni. Certo è che fonti certe parlano di Lei come ospite proprio del Cardinale nella sua abitazione in San Pietro nelle sue trasferte romane, oltre a auto-definirsi un pacco bomba, alla mercé di una corrente che tende oggi a screditare Becciu.


Lo scempio del quadro che ci si para davanti è quindi rappresentato dall'immagine dello sperpero delle offerte donate con fatica, sudore e solidarietà, con l'obiettivo di aiutare il prossimo. Sullo sfondo di questa vicenda un uomo solo, fuori dal tempo, dallo spazio e dal contesto in cui vive, si trova a far la morale da un pulpito che somiglia sempre più ad un trono di spade invece di essere una casa di fede.

La magistratura, forse, farà il suo corso, ma qualcosa forse si è rotto e a noi non resta soltanto che porgere l'altra guancia.

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