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Per un pugno di Dollari

Tristemente la storia ci presenta il conto, dopo decenni di retorica, buonismo e falsa globalizzazione, ciò che resta è l'imbarazzo di una società contorta e auto-lesionista.

Orgoglio nazionale, forza, coraggio e tanta ipocrisia. Gli Stati Uniti il 25 maggio 2020 si sono svegliati, così come decine e decine di Stati, in tutto il globo, a qualsiasi latitudine.

Nulla si è rimarginato, anzi in questi anni di sviluppo tecnologico, progresso e scoperte si è voluto puntellare il solco lasciato dalle barbarie perpetuate dall'Occidente nei confronti del sud del Mondo.

Proteste, saccheggi e violenza possono essere facilmente strumentalizzati, da una parte e dall'altra, ma bisogna fare uno sforzo, neanche troppo grande, vista la nostra situazione di privilegiati spettatori dello scempio dell'umanità, nel cercare di discernere gli atti dalle effettive cause che hanno portato all'implosione della cultura americana.

Sarebbe facile addossare soltanto la colpa sulla Polizia e suoi modi violenti, sarebbe scontato additare il Presidente più improponibile della storia degli Stati Uniti, superfluo rifarsi sulle percentuali di reati commessi dall'una o l'altra "etnia".

Le fondamenta del 25 maggio e di tutti i moti scaturiti da esso nascono molto prima, affondano le radici nel XVI secolo quando la sviluppata Europa decise di estirpare dal continente africano tra le 9 e le 17 milioni di persone, con l'obiettivo di popolare il Nuovo Mondo di forza lavoro, a costo zero.

La tratta degli schiavi, non è paragonabile in alcun modo con le attuali vicende legate all'immigrazione, rendendo superflui paragoni con dinamiche europee di migrazione, dettata da guerra, lavoro e opportunità.

Soltanto all'alba del XIX secolo si interrompe questa consuetudine, che assume quindi caratteristiche può vicine all'olocausto perpetuato dai nazisti a cavallo della seconda guerra mondiale.

Gli effetti di questa deportazione, sono stati sotterrati, sotto strati di classismo e rivendicazione, accompagnando e giustificando il colonialismo nel continente africano da parte di stati Europei e non solo.

La natura umana si è dimostrata, ancora una volta di fronte alla storia, molto più animalesca di quanto non si voglia far credere. Le ragioni di commercio non hanno prevalso, ciò che ha vinto è la convinzione di un modello valoriale dell'uomo determinato da aspetti fisici, quali indicatori di inferiorità di determinate classi di persone. L'idea di poter intendere il diverso come inferiore, controllabile e disponibile secondo le proprie esigenze, aspettative e necessità, è un fatto inconfutabile, perpetuato da sempre nella storia dell'uomo di fronte al confronto con "l'altro da se".

Le ragioni fisiologiche, gli studi scientifici, le motivazioni antropologiche hanno schermato la ragione umana, creando di fatto una gabbia cognitiva entro la quale le menti degli uomini potuto giustificare atteggiamenti altrimenti inconciliabili con la natura stessa dell'uomo quale essere sociale.

La capacità di sentirsi superiori verso pellerossa, neri, ebrei e ogni altra minoranza, è del tutto artefatta:

Muove da un concetto base dell'uomo, naturale e spontaneo, legato all'autoconservazione, alla necessità di poter conoscere il vicino, nonostante differenze fisiche, sociali e culturali. Il suo sviluppo però è del tutto costruito dalla mente umana, quale giustificazione, mettendo l'identikit dell'uomo-tipo al centro della concezione main stream, allontanando da sé ogni altra rappresentazione umana che diverga dal prototipo dell'uomo portatore di conoscenza, intelletto e dignità.

Aver perpetuato su generazioni di persone, una costante inondazione di segnali antropologici distorti, ha portato a giustificazioni, concessioni e deroghe alla storia, andando di fatto a liberare da vincoli, sociali e morali, l'uomo di oggi.

La ghettizzazione subita, prevalentemente negli Stati Uniti, come in altre realtà anche molto più vicine alla nostra, è stata un volano, continuo ed inesorabile della tensione sociale. La corda si è potuta spezzare, a seguito di un evento che può ricordare l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este, quando a Sarajevo nel 1914 una goccia, ha di fatto, aperto all'onda bellica, montante in un Europa pronta ad esplodere.

L'utilizzo di una "razza inferiore" come forza lavoro durante la tratta degli schiavi, carne da macello in guerra, capro espiatorio di problemi sociali nelle periferie e oggetto di diffusa diffidenza in ambito lavorativo, hanno permesso che il ribollire di una naturale ribellione, siano stati gli ingredienti di una pentola a pressione sociale. Per di più, questa situazione in fermento è stata posta sulla fiamma accesa della violenza della polizia, in una stanza senza finestre, inchiodate da un giustizialismo di classe che affonda le sue radici nell'America post-bellica, fatta di soprusi e ingiustizie giudiziarie nei confronti delle minoranze. Il cuoco inoltre non era certamente uno stellato, tra muri, gaffes e cattivi rapporti con il vicinato ha certamente spinto oltre il limite questa condizione, aggravata dalle mascherine sugli occhi tanto quanto sulla bocca di una società avulsa dal credersi imperfetta, arroccata nel mito del sogno americano infranto.

Il Covid, ha giocato un ruolo, ledendo alcune prerogative americane in ambito di autodeterminazione, diritti e auto-celebrazioni, tipiche di una società che si sta pian piano affievolendo, scalfita dalle pressioni esterne dei rivali storici e dalla crescente necessità di indipendenza dei partner nel vecchio continente.

Non si giustificano atti di vandalismo, sciacallaggio e violenza che sono scaturiti dalla morte di un uomo per un pugno di dollari, ma si deve sottolineare che se giustizia sociale fosse stata realmente fatta, in tutti gli ambiti della società: giudiziario, sanitario e di accesso al lavoro, la reazione ad un ingiustizia sarebbe stata combattuta in altri termini, con altri toni e con maggiore responsabilità.

Così non è stato, non è e non sarà, verrebbe da aggiungere mai, in quanto ripianare secoli di sudditanza psicologica, non è un processo che si ottiene con il rogo di una notte, una legge o un manifesto in piazza. Ma da qualche parte si deve pur partire, non resta altro che muovere le membra da questo torpore, risvegliare i sensi dalla morfina della comunicazione di regime e prendere coscienza che discernere il bianco e il nero, è un processo che non riguarda il colore della pelle. Riguarda invece le scelte di tutti noi, ogni giorno, di fronte ad ogni situazione, in quanto nella vita ogni essere umano è contemporaneamente parte di una maggioranza e di una minoranza.

L'immaginarsi perseguitati, ghettizzati, discriminati ci rende subito paladini di una giustizia che però vogliamo negare agli altri, vivendo con i paraocchi del XXI secolo tra social network e tecnologia.

Fa riflettere in quest'ottica la raffigurazione del pugno chiuso simbolo dei moti contro l'apartheid, di cui Mandela è stato simbolo e primo attivista. Oggi altre figure riproducono tale sentimento, cercando grazie alla popolarità e al pubblico di riferimento di influenzare le scelte delle persone e dei Governi, così come nell'ottobre 1968, nello stadio Olimpico di Città del Messico i velocisti statunitensi Tommie Smith e John Carlos sul podio dei 200mt alzarono il pugno chiuso al cielo, ora ci si inginocchia in memoria di chi ha spirato il suo ultimo respiro, reo di avere un colore di pelle che lo ha reso sacrificabile.

La dimostrazione di simboli dello sport, dello spettacolo e della cultura possono sembrare sovra-dimensionati, ridondanti, populisti e opportunisti, ma vanno letti anche dalla possibilità, in questo contesto di sentirsi maggiormente tutelati, nell'espressione di sentimenti e ideali che altrimenti sarebbero difficili da conciliare con tali personaggi pubblici. Parimenti sono più importanti gli atti, rispetto le parole, la distruzione fisica di simboli o la censura di aspetti della nostra vita, considerati da sempre parte della società sono da condannare, la spugna non cancella le ferite dei secoli. Non ci si deve sforzare di vedere la società in un altro modo, bisogna di converso disporre atti che permettano una effettiva maturazione personale, con l'obiettivo di tendere alla conservazione della specie umana, invece che preferirne l'autodistruzione.

Non ha alcun senso morire, per un pugno di dollari.

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