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Liberi tutti

Tra fase due, assenza di certezza sulla ripresa e noia generata dalla stasi mediatica intorno al tema Covid-19, ecco che la tornano d'attualità temi sopiti, ma buoni a far notizia e a tirar fuori il peggio di noi.


Meglio stenderci un velo pietoso. Ad ogni nuovo tema scottante ecco che dove ti giri rischi di pestarne una, di toccare le corde già tese di una società pronta a collassare.

Maggioranza è opposizione, non si tratta di un errore di battitura, ma la sfortunata realtà del contesto italiano dove ogni esponente dice ciò che il collega di banco smentisce poco dopo. Nella totale incertezza sono diversi gli spunti che devono essere presi in esame.

Emergenza Sanitaria. La curva del contagio in Italia desta forse meno preoccupazione, ma certamente non scongiura i pericoli di una coda lunga andandosi a scontrare con le teorie promosse all'inizio dell'epidemia. I dubbi restano sull'efficacia e l'efficienza di un settore dilaniato in passato, da tutti i Governi, tra sprechi, tagli e mala gestione, trovandosi ad essere sorretto dalle sole forze degli operatori.

Ultimo in ordine di tempo il pasticcio sulle mascherine, siano esse utili, indispensabili o addirittura superflue, adesso sono al centro del rilancio e della conversione di molte aziende per rispondere a due necessità: lavorare per evitare il default e sostenere l'offerta di un bene diventato primario da due mesi a questa parte.

Partendo da un presupposto, l'OMS ancora non ha chiarito l'efficacia e la necessità di utilizzo di tali misure in una ipotetica Fase 3 globale, ma la diatriba politica, economica e sociale non si arresta. Ma ecco che la mano dell'esecutivo è intervenuta, tanto goffamente da dimostrarsi scollata dalla realtà, nel modo più evidente possibile nel contesto peggiore possibile. Il calmieramento dei prezzi ha portato a sequestri, ritardi e difficoltà di reperimento, creando disavanzo economico a causa del conflitto tra ricavi e accessibilità al prodotto. Si dovrà intervenire in tal senso per ripianare squilibri di mercato tra domanda o offerta sulla base delle esigenze di salute pubblica e sopravvivenza delle poche realtà lavorative rimaste operative.


Lavoratori Stagionali. Non poteva mancare un po' di sana bagarre tra maggioranza e opposizione in un momento delicato come questo, in merito all'immigrazione. I canali di accesso facilitato per i lavoratori stagionali sono pratiche comuni, in Italia e non solo, diversi Stati membri si appoggiano a manovalanza estera, per alcune colture, o lavori fortemente legati alla stagionalità, tali da richiedere l'accesso entro i confini nazionali di manodopera specializzata suppletiva. Da qui si parte, manodopera specializzata, sarebbe il caso di farlo presente all'inflessibile Ministro Bellanova: "Se il governo si gira dall'altra parte, io non sono più utile. Per me la regolarizzazione dei migranti è l'impegno di una vita. Ho contrastato i caporali fin da quando ero ragazza". Bene, le fa onore, ma dobbiamo tenere presente che pagare quattro euro all'ora un ragazzo immigrato in Italia in modo irregolare non è contrastare il caporalato, tanto meno porre un freno all'immigrazione irregolare. A maggior ragione in un contesto di questo tipo è fondamentale offrire le adeguate prerogative igienico sanitarie, andando ad evitare la proliferazione di campi abusivi a ridosso delle attività lavorative in cui questi soggetti, senza fissa dimora in Italia, sono impegnati.

Una situazione paradossale, a fronte della possibilità di reperire sul mercato del lavoro comunitario soggetti abili, con esperienza e tutele mediche di maggior livello, omologhe a quelle italiane. In ultima istanza non sarebbe forse utile pensare di reperire tra i cittadini italiani, i quali percepiscono il Reddito di Cittadinanza, le forze utili per svolgere almeno in parte questi lavori stagionali. Tornerebbe forse utile, formarli per un lavoro, farglielo fare, stagionalmente appunto, sgravando lo Stato, almeno per sei mesi l'anno, dalla necessità di far fronte alla loro mancanza di reddito. Si tratta di fantascienza, anche se forse è più attuabile di quanto si voglia realmente prendere in esame.

Silvia Romano.

Di certo non poteva mancare un acuto del genere in un momento tanto surreale, una sorta di sveglia dal torpore. Ha rivitalizzato tutti gli schieramenti della scena politica, della società e della cultura. Tutti pronti, mi ci metto anche io, a dire la loro, tra curiosità, affetto, indignazione e ignoranza. Salvare una nostra concittadina. Punto e basta. Questa è l'unica formula degna di essere presa in esame. Senza se e senza ma.

Ma... Sì, il ma è d'obbligo, perché Silvia è una giovane donna, ha permesso a più persone di identificarsi in questa storia, una figlia, una sorella, una compagna che torna a casa. Ha potuto rappresentare per tutti qualcosa, in un momento difficile dove il ritorno agli affetti, ha significato uno sconvolgimento della routine. Un secondo ma ce lo tira fuori dalla bocca la sua immagine, intrisa di un senso di rifiuto, di disgusto, forse di odio. Sarebbe da bugiardi, buonisti e ipocriti non pensare che anche solo per un secondo il nostro cervello non abbia colto in modo distorto ciò che gli occhi ci mostravano. Dall'aereo di Stato scende una ragazza italiana che porta sulle sue spalle e sulla sua testa il peso di una scelta, ed è lì che si innesta il senso del "liberi tutti". Tutti hanno potuto svagare, divagare, fantasticare sul motivo per il quale Silvia si sia convertita, annullando di fatto la necessità di privacy che tanto invochiamo. Si tratta di una decisione personale, tutelata dalla Costituzione italiana, dal buon senso e dalla morale, ma pone interrogativi, specie in un momento così. Uno sfoggio di modernità, libertà e globalizzazione alla quale non siamo pronti forse, che ci catapulta nel Medioevo e al tempo stesso ci permette di assaporare quanto in realtà siamo meglio di quanto eravamo in passato. Il filtro dei media è inesorabile e dipinge la ragazza italiana in una plagiata, affetta da una sindrome di Stoccolma, aprendo di fatto la strada a dietrologie talvolta inaspettate. Era da riportare a casa, come si doveva fare con i Marò, come si è fatto per ben due volte dal recidivo Domenico Quirico, come Giuliana Sgrena, nel 2004 quando sotto il fuoco amico americano ha perso la vita l'agente Nicola Calipari, come tutti coloro che sono ancora nelle mani di sequestratori, terroristi o criminali comuni. Le modalità però sono fondamentali, importanti e alla base della convivenza democratica: Josep Borrell, alto rappresentante dell'Ue per gli affari esteri è stato chiarissimo quando, in videoconferenza da Bruxelles, ha spiegato che il presunto pagamento del riscatto da parte delle autorità italiane, rappresenta un enorme problema per l'Europa intera, come riportato da diverse testate nazionali ed internazionali. Di cosa dobbiamo vergognarci, è stato pagato per riottenere la libertà di un concittadino.

I soldi del riscatto pagato dall'Italia, aveva infatti affermato il portavoce dei terroristi di Al Shabaab, serviranno in parte ad acquistare armi, di cui hanno sempre più bisogno per combattere la jihad. Il resto servirà a gestire il Paese: a pagare scuole, comprare cibo e medicine che distribuiscono al loro popolo, a formare i poliziotti che mantengono l'ordine e fanno rispettare le leggi del Corano. Forse qui comincia a scricchiolare tutto, perché se per ottenere la libertà si finanzia la guerra santa della Jihad allora diventa difficile pensare di mettere in campo le azioni internazionali di pace in contrasto all'ISIS e gli altri gruppi terroristici operanti nel Medio Oriente e in Africa.

Il colpo decisivo è inferto dal sempre reattivo Di Maio, che interpellato ai microfoni di Rete4 esordisce con ''Non mi risultano riscatti'', chiosando con ''Altrimenti dovrei dirlo''. Alla base di tutta questa faccenda regna il caos, tra pasticci e improbabili dietrofront, ci si para dietro ad un ruolo senza farne seguire responsabilità e senza capacità o esperienza a sufficienza alle spalle.

Gli italiani sono tenuti a conoscere come opera la Farnesina, ma ancor di più mi preme che sia posta maggiore attenzione alle ONG. Queste realtà devono potersi tutelare in termini economici, politici e giuridici, senza gravare sugli Stati di origine. L'Associazionismo è fondamentale nel tessuto sociale italiano, ma quando si varcano i confini nazionali e si arriva in territori senza legge e senza stato, bisogna che gli enti siano certificati, indipendenti e dall'alto valore aggiunto. Il loro contributo deve essere tangibile e sostenibile, preparato alle sfide e ai pericoli di una missione umanitaria che sia il più possibile tutelata ed efficiente.


Cina vs USA.

Un nuovo capitolo della guerra fredda tra Oriente ed Occidente e l'Italia sta in mezzo. In netta difficoltà di fronte alla necessità di schierarsi, mentre tutta l'Europa si orienta a criticare l'operato del Governo di Xi Jinping, nella gestione dell'emergenza Coronavirus, reo di aver insabbiato le ragioni dell'esplosione della Pandemia.

Unico stato europeo a non prendere le distanze dalla Via della Seta, si ritrova un'altra volta nell'imbarazzo di dover scegliere.

Un Governo di dilettanti allo sbaraglio, al quale vorremmo solo poter dire "Liberi Tutti, ad ognuno il suo".

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