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  • @AleCarchia

Caccia all'untore


Ai tempi del coronavirus, la società contemporanea si sta scoprendo assoggettata a molteplici paure, sempre più facilmente corruttibile.

Il contesto odierno, fatto di globalità, multiculturalità ed europeismo, si scontra contro la debolezza espressa dalla cosiddetta società civile. Non assistiamo di certo a scene apocalittiche da film, ma certamente la paura gioca brutti scherzi alla mente, programmata e ossidata dalla cultura contemporanea. Se di fronte ad un divieto, imposto a ragione o torto, da una autorità riconosciuta, democratica e liberale, la risposta di alcuni soggetti ne è difforme, rispettando una propria etica di valori e di morale, allora sì, qualcosa si è rotto nella catena della logica che dovrebbe regnare nella mente dell'uomo contemporaneo. Al momento non è ancora possibile avere dati certi su alcuni fenomeni sociali, che saranno certamente trattati più in là nei mesi, forse anni, ma si può certamente intuire che al momento ciò che tocca maggiormente le persone sono le prospettive. Le prospettive si intendono nell'insicurezza lavorativa, nell'insicurezza famigliare, l'abbandono e il burnout da rientro. La situazione attuale è invece conoscibile, leggibile o perlomeno interpretabile in quanto esistono tabelle, grafici e specifici soggetti che si occupano della divulgazione di notizie ed approfondimenti riguardanti il fenomeno pandemico del Coronavirus, che si occupano di informare ed aggiornare costantemente la popolazione mondiale. L'OMS o l'ISS forniscono riscontri, non privi di errori e manipolazioni, basti pensare alle diversità analitiche utilizzate nel conteggio di infetti, morti, guarigioni e di conseguenza sui tassi di mortalità. Differenze che non fanno altro che accentuare l'intrinseca differenza che umanamente divide i continenti, gli stati, ma le stesse regioni e noi nel quotidiano tutti noi. Nessuno mai aveva chiesto alla società civile del XXI secolo uno sforzo tale: la caduta delle Twin Towers, la recessione del 2008, gli attentati terroristici nelle capitali di tutta Europa... tutti questi imprevisti scenari "apocalittici" avevano visto una gestione necessariamente diversa, lambivano in modo verticale la popolazione, toccando solo alcuni soggetti, per differenze geografiche, politiche od economiche. La crisi attuale, perchè di questo si tratta, si muove in maniera orizzontale, attraversa 5 continenti, non risparmia alcuna classe sociale e si diffonde in maniera proporzionale, in base a sviluppo e densità demografica. Un evento senza precedenti, paragonabile soltanto ai due conflitti mondiali, con tutte le differenze, ovvie nel contesto globale dell'evento storico. Qualcosa di simile si è già visto e purtroppo si continua a vedere in alcune periferie del mondo: Difterite in Venezuela, Febbre Gialla in Brasile, la Febbre del Congo-Crimea, l'Ebola nel Centro-Africa, la Febbre Lassa dell'Ovest dell'Africa, le infezioni del Nipah Virus nel Sud-Est del Globo, la Febbre Rift Valley affricana, la Malaria che continua a mietere vittime in tutto il mondo. Ma questo evento è diverso, per proporzioni e conseguenze, inoltre non ha permesso a ricercatori e studiosi di approntare protocolli ai quali attenersi, nessuna specifica interpretazione se non ciò che giunge da chi lo ha affrontato e in alcuni casi debellato prima di noi nel recentissimo passato. Pare ovvio ai più che di fronte a qualcosa di inconsueto ed imprevisto le contromisure rischiano di essere deficitarie, per portata, tempismo ed effettiva buona riuscita.

Con questo non resta che sottolineare che le possibilità di intervento possano essere le più molteplici, partendo dagli assunti più disparati, spesso in contrasto, in conflitto, o con evidenti sovrapposizioni. Tutto questo non fa altro che alimentare l'insicurezza, destabilizzando le masse e spingendo l'acceleratore sugli effetti negativi del post-emergenza. Correre ai ripari è sempre la scelta sbagliata, lo si sa, dalla scienza, allo sport sino alla vita di tutti i giorni, ma se non è stato possibile creare gli "anticorpi" sociali ed economici, prima ancora che quelli medici o dell'organismo, come pensiamo di avere la meglio?!

Un elemento in tutta questa situazione sconforta e lascia l'amaro in bocca.

Migliaia di anni di storia sono valsi alla gente, rinchiusa nelle proprie case ad ergersi a testimoni, vigili e incorruttibili sentinelle della società. Baluardi della legalità con l'obiettivo, tanto alto quanto facilmente realizzabile di essere portatori sani di improprie medaglie all'onore da mostrare attraverso social, blog, forum e strories. La caccia all'untore appunto, uno sport nuovo, da intendersi come una pratica squisitamente periodica, forse una tantum nella vita di una persona, che terminata l'esperienza emergenziale torna compiaciuta alla sua routine come fosse calata nella pausa olimpica. Questa disciplina comporta pochi rischi, riscuote molti follower pur agendo in uno stato di criminalità, violando le leggi sulla privacy, conquistate a fatica nei secoli.

La caccia all'untore è pratica del 1600, ce ne parla il Manzoni ne "I promessi sposi", dove veri e propri criminali attentavano alla vita della popolazione di Milano, cospargendo le strade di unguenti e umori dei malati. Ma non esiste oggi tutto ciò, viviamo in una democrazi che colta alla sprovvista si è attivata come meglio ha potuto per reagire, maldestramente viene da aggiungere, in ritardo forse. Ma resta fermo, lo spirito democratico che domina l'intera trattazione della vicenda, grandi e piccoli, disoccupati o grandi imprenditori, tutti dobbiamo rispettare, per quanto nelle nostre facoltà le prescrizioni alle quali un organismo preposto per la nostra salute si è esposto, sulla scorta delle esperienze degli altri paesi. Da questo, l'ergersi a sentinelle, è utile nella misura in cui la pubblica utilità sia rispettata, non creando divergenze sociali.

Per diffamazione si può incorrere in denunce, a maggior ragione in un momento come questo, esercitando ad impero un potere del quale nessuno ci può forgiare. Utilità più grande rispetto a questa? Forse basterebbe seguire le prescrizioni e prendersi cura di se stessi, della propria famiglia e del proprio futuro...

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