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  • @AleCarchia

Medium

Inizio con il dire che non voglio aprire alcuna trattazione riguardo maghi, stregoni o teleimbonitori.

Con il concetto di medium mi voglio ricollegare all'idea di Marshall McLuhan riguardo i mezzi di comunicazione. Nella sua interpretazione, ciò che vedo maggiormente coerente e affine al mio modo di intendere questo vasto argomento è l'espressione per la quale questi, non sono altro che arti dell'uomo, estensioni insomma di un soggetto che vive inserito in una società imbottita di stimoli. Questa sovra-stimolazione che riceviamo a causa dei segnali proposti all'interno dei diversi insiemi della società ci porta ad affrontarli, studiarli, confrontarli ed utilizzarli in ogni situazione della vita quotidiana. Siano essi invadenti, caldi nella teoria dello studioso canadese, definiti e conoscibili al primo sguardo, concetti, spiegazioni, ragionamenti e conclusioni. Un unicum facilmente comprensibile e conoscibile su larga scala. Il problema di questi è che, nella sua concezione risultano essere ancorati al 19esimo secolo, superabili grazie all'evoluzione che permette di rimettere l'uomo occidentale contemporaneo ancora una volta al centro di un villaggio, avulso da nozioni pregresse, capace di recepire nuovi impulsi. In questo contesto parrebbe più naturale parlare di quei media che definisce freddi, ovvero di non immediata comprensione, non facilmente comprensibili alla totalità dei soggetti, mi verrebbe da aggiungere. Differiscono gli strumenti, forse a causa del tempo che ha agito indubbiamente da acceleratore delle trasformazioni, a causa di tecnologia, globalizzazione e comunicabilità;

Quando si parla di strumenti, McLuhan mette al vertice di un ipotetica piramide dello sviluppo dei media, la televisione, in bianco e nero mi verrebbe da aggiungere. Con questa distorsione della realtà, nonostante le riletture, gli aggiornamenti e le traduzione successive sul suo testo "Gli strumenti del comunicare" l'autore lascia ricadere tutta la sua attenta osservazione su un piano che lo induce a prendere per buono un concetto di linearità del tempo che lo vede ancora troppo legato allo standard del XXI secolo, nel quale viene qui trattato.

Gli strumenti sono cambiati, e la realtà virtuale da lui accennata ora è dominata dal suo primo vocabolo, oggi è "realtà".

Bisogna quindi definire per caratteristiche non per insiemi di oggetti quelli che sono i media caldi e quelli freddi. Nella mia rilettura i media caldi, sono così definibili in quanto pronti all'uso, delle monoporzioni, imbustate, sigillate e consegnate ad un pubblico più vasto, che non deve far altro che aprirle, servirsene e in alcuni casi nemmeno digerirle. I media freddi d'altro canto sono identificabili i pillole, estratti di conoscenza, appunti di sapere e nozioni, fatti pervenire nel modo meno diretto possibile, alle quali servono delle chiavi di lettura, delle pre-conoscenze, senza quali, qualunque possibilità di leggerle e decifrarle risulta vana.

Questa visione, certamente classifica l'utenza, i destinatari di tali messaggi, rendendoli diversamente capaci di rapportarsi con i media. Le conoscenze alla base di questa distinzione non sono forzatamente collegate al livello d'istruzione, i soggetti infatti vivono ed interagiscono con tali stimoli in contesti sociali differenti.

Un media tecnologicamente avanzato può certamente trasmettere messaggi di facile comprensioni, per una platea larga e magari poco istruita, ma se questo media non fosse interpretabile da alcuni soggetti? Vediamo la scrittura di una lettera, carta e penna, nel contesto attuale avrebbe significati diversi, facendo passare il logico strumento della corrispondenza, con l'obiettivo di trasmettere informazioni in un romantico momento ludico di rievocazione di tradizioni antiche. Così come se si dotasse il capo tribù di un villaggio dell'entroterra del Kenia, di uno strumento di realtà aumentata, tipico dei videogames, la sua reazioni quale sarebbe?Non sapendo "in sua assenza" quali siano stati gli sviluppi tecnologici che hanno portato allo sviluppo di tale tecnologia, ben lontana da un GSM o da un'automobile, talvolta considerati a loro volta straordinari.

Ed ecco che torna utile la definizione a monte dei media, in due categorie che ne determinano l'approccio, soft o hard, ma che devono essere rapportate con ciò che incontrano scendendo a valle, calandosi nelle diverse realtà. L'essere hard, non lascia scampo, permette di ottenere un risultato, prevedibile per specifiche fasce di utenza o pubblico, lasciando per così dire ben poco all'immaginazione. Il media con approccio soft, è invece capace di far sviluppare una coscienza, definire alcuni obiettivi, certamente, ma il suo cardine è la libertà interpretativa alla quale ricorre riferendosi a tutti, traendo poi le dovute conclusioni a fronte di una settorializzazione dei risultati, dove ogni soggetto ha l'opportunità di agire, con il ragionamento per arrivare ad una conclusione.

Esempi di tale approccio si possono ritrovare nel cinema d'autore, non per forza impegnato, ma nel quale si stratificano concetti e ragionamenti che permettono a diversi soggetti di leggere l'uno o l'altro filo logico, traendone diverse interpretazioni parimenti valide. Ancora la fotografia è esemplificativa, uno scatto sia esso, tecnologicamente avanzato o su pellicola impressiona e stratifica diversi aspetti di una singola immagine e non solo. Può attraverso tagli e distorsioni, modificare in modo anche estremo l'oggetto dell'immagine stessa e con essa il messaggio che vuole comunicare.

Non esiste una definizione più unica e in-controvertibile, "Il medium è il messaggio" di McLuhan non è mai stata più vera. Il messaggio è uno, i media sono variegati ma numerabili, le sue interpretazioni infinite.

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